Una conversazione viva - pagine 11-17

Il testo del programma  "La coscienza e la personalità. Da inevitabilmente mortale a eternamente vivo", a cura di Anastasia Novykh. (Nota, le riduzioni nel testo: la presentatrice Tat’jana - T, Igor Mikhajlovich Danilov - IM; Gianna - G; Volodja - V; Andrej - A).


Una conversazione viva
" DA INEVITABILMENTE MORTALE A ETERNAMENTE VIVO. LA COSCIENZA E LA PERSONALITA’ "

00:37:33 - 00:58:58

IM: … Chi si oppone? La Coscienza si oppone.  Abbiamo già detto che la coscienza si oppone sempre a qualunque cosa sia collegata con l’altro mondo, cioè con il mondo Divino. Perché? Perché lì la coscienza non può entrare e questo la terrorizza. Per questo nascono questi problemi.

T: Cioè, finché era in vita il Profeta non è stato sempre compreso…

IM: E’ stato compreso da coloro che aspiravano a Dio.  Coloro che vivevano secondo le leggi della materia, che aspiravano al potere, hanno semplicemente usato i suoi insegnamenti per creare – diciamo così – un loro proprio indirizzo ed alcune scuole manipolatorie. Sono persone che non hanno indirizzato l’energia della loro attenzione nel posto giusto e hanno vissuto secondo le leggi della coscienza.

T: Igor Mikhailovich, quindi per incominciare a seguire il sentiero spirituale, partendo dal primo contatto con Dio verso la vita nel mondo Spirituale sono necessari alcuni strumenti. Per qualcuno questi strumenti sono la preghiera e le pratiche spirituali. Ed è stato così in tutti i tempi, dall’antichità alle religioni moderne. Nella stessa filosofia si possono trovare molti… Lo stesso Platone, che cercava in Egitto qualche tipo di mistica….

IM: Ma lui non cercava un cammino verso Dio. Lui cercava solo dei mezzi manipolatori (nota del redattore: nello studio è mancata la corrente)

IM: Sì, vedi, la luce si è spenta. Il sistema è sempre contrario a che si dica la verità e fa sempre qualcosa. In fondo è da qui, che nasce tutta la magia… Allora, ci eravamo fermati a Platone. Platone non cercava il cammino verso Dio, cercava dei mezzi manipolatori, la magia e nient’altro.

T: E le persone che cercano veramente il cammino verso Dio? Anche qui ritorno al fatto che ogni religione offre i propri strumenti: la meditazione, le preghiere….

IM: Ma anche qui, questo si deve al fatto che ci sono delle tradizioni che dipendono da ciò che era accettabile. In qualche posto si usavano le pratiche spirituali meditative in altri le pratiche di preghiera, ma di fatto ognuno cerca fortemente di giungere a percepire con il sentire. Riguardo la preghiera abbiamo già detto in una trasmissione precedente che la preghiera di Gesù è il raggiungimento della percezione per mezzo del sentire.

Ci sono anche i mantra.  Fondamentalmente si tratta della stessa preghiera  in cui delle parole vengono ripetute per molto tempo al fine di evocare - all’inizio associativamente e poi realmente - un vero sentire profondo. Anche alcune meditazioni mirano a comprendere come organizzare la propria coscienza. In seguito  si spostano sulle pratiche spirituali al fine di conoscere il cammino o la percezione tramite il sentire. Tutto questo viene detto cammino spirituale,  ed effettivamente è il cammino spirituale. Cioè quando una persona si sforza…. In principio c’è una grande differenza fra tutti questi strumenti, ma l’essenza, ciò a cui tutti mirano è generalmente la stessa. Anche se, osservando le scuole più antiche, tutto era semplice.

 

TITOLO DEL VIDEO

Da “Ineluttabilmente mortale a vivo eternamente”.

 

IM: Che cosa conduce a Dio? Naturalmente il sentiero che porta a Dio passa attraverso la pratica spirituale. Ma, di nuovo, che cosa si può definire “pratica spirituale”? Beh, tutto! Il training autogeno si può definire una pratica spirituale, la meditazione anche, e la preghiera : sono tutte pratiche spirituali, cioè un lavoro su sé stessi per conoscere il mondo spirituale.

Alcune persone procedono velocemente e facilmente perché riescono a comprendere l’essenza vera di questo processo e quindi molto presto passano alla percezione attraverso il sentire. Ma questo è… - diciamo… - un po’ complicato. Cioè, se prendiamo un gruppo, di… diciamo mille persone – nel migliore dei casi ce ne sarà una sola, ma le altre continueranno a sforzarsi – se ne sentono il bisogno – e dovranno passare attraverso un percorso più lungo, testato nei millenni, e cioè il training autogeno, la pratica meditativa… Ma ci si deve avvicinare a queste pratiche con serietà, come si fa con uno strumento. Solo dopo verranno le pratiche spirituali. Non è un cammino tanto difficile e non richiede molto tempo se lavorate duro e vi sforzate realmente. Ma c’è anche un piccolo problema ed è che, in effetti, le persone non vogliono fare questo allenamento. La coscienza le ostacola. Non faranno nemmeno il training autogeno correttamente, ne parleranno soltanto desiderando farlo.

 

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Da “Ineluttabilmente mortale a vivo eternamente”.

 

IM: Abbiamo parlato dei vari stadi attraverso cui passa una persona che sente una necessità interiore ma non riesce a gestire la sua coscienza e cose simili. Di che cosa ha bisogno? Da tempi immemorabili esiste una formula ben articolata che oggi si chiama training autogeno, meditazione e pratica spirituale. Prima il training autogeno veniva definito diversamente. La gente l’aveva caricato di molte fantasie ma, grazie a Schultz, che ha eliminato tutta la filosofia pre-confezionata, tutta la metafisica che prima veniva passata come training autogeno comune… Schultz l’ha eliminata e ha trovato un formula semplice di auto-suggestione. Tutto qui.  Cioè il lavoro sul corpo per mezzo della coscienza. Ma questo è soltanto il primo passo fondamentale.

Il secondo passo è la pratica meditativa che si fa quando si procede  nel lavoro con la propria coscienza e, con il suo aiuto, si impara  a conoscere sia la coscienza che le tecniche più complesse di training autogeno (questo è esattamente il lavoro con i chakra e  tutto il resto). Queste pratiche si riassumono in che cosa? Si tratta di un training autogeno più perfezionato, ma nulla di più. Cioè nel training autogeno si compie un lavoro sul corpo con l’aiuto della coscienza.  Una persona cioè impara a focalizzare l’attenzione correttamente, a re-indirizzare correttamente la sua attenzione focalizzandosi su una zona specifica del suo corpo. Così facendo blocca o sospende il flusso di pensieri nella sua testa. Ossia, sceglie solo ciò che le serve. In seguito, nella pratica meditativa, si lavora maggiormente con la coscienza, con la propria coscienza. Ossia una persona insegna l’autocontrollo alla propria coscienza e, naturalmente, nei primi stadi lavora con il corpo. In pratica si tratta dello stesso training autogeno, solo con l’aggiunta di percepire e sentire il flusso energetico, il lavoro con i chakra e cose simili. Tutto sommato si tratta di training autogeno. Non è nient’altro che una pratica meditativa.

La pratica spirituale è  una pratica puramente spirituale, la coscienza non ha niente a che fare con questa pratica. Si tratta di percepire tramite il sentire. C’è un transitorio… un alterato stato di coscienza. Che cos’è un alterato stato di coscienza? Sono forme di coscienza. La coscienza è la stessa ma la percezione cambia. Questo però non indica che la Personalità si sia liberata.

T: Cioè, un alterato stato di coscienza è semplicemente un cambiamento di frequenza, per esempio…

IM: ... Il training autogeno, la meditazione, l’ipnosi ed altre cose. Sono tutti strumenti della coscienza e nulla più. La pratica spirituale, per capirci, va oltre le capacità della coscienza. Se vogliamo esprimerci con il linguaggio che  oggi si usa in fisica, diremo che la nostra coscienza lavora attivamente nella tridimensionalità. Può arrivare fino alla sesta dimensione ma non può andare oltre. La magia più elevata può prodursi solo a livello della sesta dimensione quando, attraverso la coscienza, con l’aiuto di suggestioni e utilizzando ulteriori forze, una persona può influenzare questo mondo o altre persone. Non è un segreto. E’ così da tempi immemorabili. Ma non può andare oltre la sesta dimensione perché lì inizia già l’influenza del Mondo Spirituale.

Fare una pratica spirituale non significa disconnettersi dalla coscienza. Se spegnete la coscienza smettete di percepire il mondo tridimensionale. Senza coscienza non lo percepirete mai. La coscienza è l’intermediario fra la Personalità e questo mondo. Grazie alla coscienza potete comunicare, vedere, sentire, godere di questo mondo oppure restarne sconvolti, vivere in esso oppure esistere in esso, diciamo così: ognuno sceglie da solo un cammino diverso, ma la coscienza è uno strumento necessario per comunicare nel mondo tridimensionale. Per questo fare una pratica spirituale  non significa disattivare la coscienza, ma piuttosto uscire dalla Personalità e andare oltre quei limiti all’interno dei quali funziona la coscienza.

 

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La pratica spirituale è l’uscita della Personalità 

che va oltre quei limiti entro i quali la coscienza può agire.

 

IM: E il terzo stadio è puramente pratica spirituale, quando una persona già si rende conto di essere una Personalità. E quando una persona già padroneggia questo, inizia finalmente a comprendere e a rendersi conto di essere una Personalità, capisce che sta diventando qualcuno che può controllare la propria coscienza, che può scegliere i pensieri che gli vengono offerti; vagliarne alcuni e percepirne altri. Questo processo  è diventato controllabile e poi viene la percezione attraverso il sentire ed egli/ella capisce di essere chi veramente è e allora potrà già re-indirizzare l’energia della sua attenzione proprio sul percepire attraverso il sentire il Mondo Spirituale che è dentro di lui.  Non è una ricerca esteriore, ma interiore. Infine, questo porta naturalmente alla scoperta – come si soleva dire – di grandi segreti. Ma chi l’ha detto? La Coscienza ha detto alla gente che qui “Non potete capire perché questo è un grande mistero.. senza un maestro o qualcun altro.   Avete bisogno di meditare per vent’anni, e solo allora potrete incominciare a fare una pratica spirituale”

In realtà. E’ tutto semplice. Ma di nuovo, rendersi conto che una persona è una Personalità e che non è una coscienza, ma che  è soltanto – come abbiamo già approfondito – uno spettatore nel teatro delle ombre -, è un processo graduale. Per qualcuno è molto rapido, ma queste persone sono poche.  Nella maggioranza delle persone il processo è lento e graduale e la gente spesso si confonde. La Coscienza spesso si intromette nel cammino e dice loro: “No, non è così… Così non funzionerà”.  Normalmente la gente incomincia ad ascoltare e finisce per fallire. Ma coloro che veramente si sforzano verso Dio, che veramente cercano di sapere,  arrivano facilmente e rapidamente alla conoscenza.

T: Cioè, una persona impara già la pratica spirituale con l’aiuto del sentire più profondo…

IM: La pratica spirituale si fa con il più profondo sentire, ma non con l’aiuto della coscienza. Gli scettici e coloro che cercano ardentemente conferme, cioè coloro che non desiderano conoscere sé stessi, ma cercano solo una conferma: “E chi l’ha detto?” Tali persone possono liberamente guardare attraverso la storia degli stessi antenati spirituali, quelli che ci sono riusciti, e vedranno come questi antenati hanno descritto la loro esperienza spirituale riguardo alla conoscenza del mondo spirituale. Di cosa c’è bisogno durante la pratica della preghiera o della meditazione? Di rigettare qualunque pensiero o emozione, sia buono che cattivo. Cioè  rigettando tutto ciò che proviene dalla mente, conoscerete il Mondo Spirituale solo attraverso il sentire. Qualunque cosa la gente dica, questa è l’unica via perché la coscienza non può percepire il mondo Spirituale. E’ come l’acqua e il fuoco: è ovvio che sono incompatibili. 

Moltissime persone hanno seguito questa via. Ma la coscienza di alcuni spettatori può anche indignarsi: “Perché si siedono e dicono…” I Santi Padri non hanno mai fatto training autogeno, non hanno mai fatto nessuna meditazione. Semplicemente pregavano e percepivano. “Certo che percepivano. Ma se togliete tutto ciò che luccica, che cosa rimane? Rimangono i mantra. Bene, la preghiera, i mantra sono la ripetizione della stessa cosa al fine di raggiungere uno stato di preghiera. Lo stato di preghiera è esattamente la percezione attraverso il sentire. Poi, gradualmente si sviluppa e si percepisce il Mondo Spirituale. Ma vorrei chiedere a coloro che ci criticano dall’altra parte dello schermo: “Quanti santi padri sono effettivamente arrivati a questa percezione?” Solo pochi. E fra coloro che hanno scritto queste cose (prendiamo e apriamo le scritture e guardiamo la parola umana, anche se è scritta con dei simboli) è facile vedere chi e che cosa ha percepito e chi ha copiato da chi, per acquisire importanza.  Ma di nuovo, perché succede questo? Imitazione, il desiderio di apparire e non di essere e così via.

Ma, in realtà tutte le religioni sono unite. Dio è uno e tutto passa attraverso di questo. Si può arrivare a Dio solo attraverso sè stessi, rigettando la coscienza e percependo Dio.

Qualunque pensiero anche il più insignificante, annulla tutta la preghiera. E’ così! Chi non ne ha parlato? Solo coloro che non lo comprendono, che continuano a parlare secondo la mente. E’ necessario bussare con il cuore. E di nuovo che tipo di espressione è questa: “bussare con il cuore”? Questo non significa… Il cuore è un organo. Effettivamente si tratta di una metafora che riguarda la percezione attraverso il sentire, poiché il senso d’amore, del sentire e cose simili sono attribuiti al cuore, considerato come organo. E Dio è felicità. Dio è Amore. Il mondo spirituale è prima di tutto… Chi ha compreso la precedente trasmissione sa che cos’è.  E gli altri devono combattere con la mente, E’ inutile parlarne loro, semplicemente perché non troveremmo le parole e non perchè loro siano incapaci di percepirlo. Che non si offendano. Per quanto cerchi di descriverlo ripeterò sempre le stesse parole e tutto si riduce a banalità: amore, felicità, gioia, infinito, bene… tutte parole che diminuiscono la realtà.

T: Questo significa che il dialogo dell’uomo, della Personalità, con Dio avviene esattamente….

IM: … per mezzo della percezione attraverso il sentire.  E la pratica spirituale è uno strumento. La preghiera e la meditazione non sono strumenti per comunicare, sono strumenti per arrivare a comunicare. Questo è una chiave. Diciamo così: una chiave della porta, dietro la quale si distende il Mondo Infinito.  Voi imparate semplicemente ad usarla e a girarla nella direzione corretta e non dovete essere troppo pigri ad aprire la porta. Sarebbe perfino meglio togliere la porta ma non chiuderla.

T:  Igor Mikhailovich, chi vuole sviluppare la percezione attraverso il sentire, dovrebbe incominciare con il training autogeno?

IM:  Si può cominciare da dove si vuole. Ogni religione ha i suoi principi fondamentali, ha l’esperienza dei suoi saggi ma, se un nostro contemporaneo veramente lo desidera e si sforza è molto più facile per lui servirsi di cose semplici e comuni che possano veramente aiutarlo a raggiungere nel più breve tempo possibile la meta che si sforza di raggiungere.

T:  Igor Mikhailovich, allora il training autogeno… qual è il modo corretto per praticarlo? Spesso le persone quando si rilassano fanno queste affermazioni: “Io non sono un corpo. Non ho una coscienza. Io Sono una Personalità. Io controllo il corpo e la coscienza. Io sono uno spirito.”

IM: La gente fa simili errori molto spesso. Perché? Perché in psicologia si dice che dovete autosuggestionarvi dicendo a voi stessi: “Io sono coraggioso” “Io non ho paura”… ed è proprio su questo principio che si basa il training autogeno: banale autosuggestione.

Così la coscienza incomincia a lavorare già secondo questo programma, ma se qualcuno dice a sé stesso: “Io non sono una coscienza, io sono uno spirito”, allora la coscienza si adatterà e gli dirà: “Tu sei già uno spirito, ma c’è qualcos’altro di cui hai bisogno, andiamo…: Sei già santo o sei già un angelo, o cose simili, a seconda della religione si usano nomi diversi. Che cosa vuoi? Conoscere Dio? Ecco qua… qui ci sono le Sue immagini.”

E gli mostrerà Dio… Lo disegnerà in 3D… e lui comunicherà con quel Dio o con chiunque altro, con santi barbuti, che andranno da lui, si siederanno e parleranno proprio come stiamo facendo noi adesso. Così come stiamo facendo noi ed egli li vedrà e dirà: “Questa è una vera meditazione!” Grandioso! Questa è una cosa seria” oppure “Ora, questo è un training autogeno.

Bisogna diventare spirito e non soltanto continuare a parlarne.

 

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Bisogna diventare spirito e non soltanto continuare a parlarne.

 

IM: Bisogna diventare spirito e non soltanto continuare a parlarne. Non dovreste persuadere la vostra coscienza per mezzo della vostra coscienza stessa o persuadere voi stesso, usando di nuovo la vostra coscienza e le sue direttive, perché queste sono proprio le direttive che la coscienza dà alla Personalità. Vi ricordate che abbiamo parlato di “attori” e “spettatori”?

Dunque, quando la Personalità è uno spettatore allora gli attori sono la sua coscienza che si divide, ed essi si dicono l’uno all’altro: “Tu sei uno spirito, tu sei uno spirito! Tu sai già tutto. Guarda com’è bello! E poi si trasforma immediatamente, come un demone in un santo o in qualcun altro. Non ha importanza in chi.  E che hanno detto i veri santi padri?  Che qualunque cosa appare davanti a voi è un’immagine… un’immagine umana… allontanatevi da essa perché è un demone. Ma molti hanno equivocato: “Come?” E’… un peccato, è… sono apparsi per me… “Mai nessuno apparirà nel mondo tridimensionale. Nel mondo tridimensionale ci sono solo persone e demoni.

 

VIDEO #4

IM: Abbiamo già parlato di “attori” sul palcoscenico e delle immagini che presentano. Perché? Perchè provocando una forte emozione in voi, voi indirizzerete ad essa la vostra attenzione. E quanto più viva è l’immagine, tanto più intensa è l’attenzione che le rivolgete.  E questo significa finanziare gli “attori”.

Abbiamo già parlato di questo. E’ tutto molto semplice. E qui ci sono gli stessi “attori” che… ed ecco un tipo grasso e pesante che si presenta come un filo d’erba. Ma lo sta rappresentando e vi sta imponendo la sua rappresentazione. Ma voi non vedete la contraddizione. Allo stesso modo  la Personalità percepisce questa contraddizione e queste sostituzioni. E si sforza di combatterle proprio come voi vi sforzate in giardino per vedere quel filo d’erba e non il tipo grasso che lo rappresenta, giusto? Perché una Personalità è nelle più profonde tenebre quando vede la realtà, finché non conquista la “visione spirituale, l’udito spirituale” (è bello che esista una tale espressione).  Però, finché questo non accade, è come un bambino che è seduto fra gli spettatori e ascolta tutto quello che viene detto.  Proprio così. Ma da fuori questo teatro è assurdo, c’è un mondo pesante fuori e in questo teatro l’unica persona in grado di entrare in contatto con il Mondo Spirituale siete voi, come spettatore, cioè la Personalità. Quando una Personalità esce dalla porta come spettatore, perde i suoi “attori”. Perché dovrebbe aver bisogno di pagliacci quando lì c’è qualcosa di Reale? Perché guardare l’illusione quando c’è la realtà? Perché attaccarsi al temporaneo quando c’è l’Eternità?

 

  
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